“Non sapere che cosa sia accaduto nei tempi passati, sarebbe come restare per sempre un bambino. Se non si fa uso delle opere dell’età passata, il mondo rimarrà sempre nell’infanzia della conoscenza.” (Cicerone)

Mi piace citare questo aforisma ricordato dal fondatore di Filitalia International & Foundation, Dott. Pasquale F. Nestico, quando gli si chiede perche’ per Filitalia International sia fondamentale continuare a difendere le statue che rappresentano la comunita’ italiana a Philadelphia e negli USA.

Viviamo in questo periodo dominato da un forte desiderio di riscattare la nostra societa’ civile da ingiuste e anti-storiche divisioni, discriminazioni e disparita’ di genere, religiose ed etnico-razziali. La voglia di cambiamento che ha attraversato gli Stati Uniti a seguito dell’omicidio di George Floyd, brutalmente ucciso dalla polizia di Minneapolis, ha purtroppo alimentato un odio etnico sfociato in un “tutti contro tutti”, dove alcuni movimenti di protesta hanno iniziato a rimestare l’annosa discussione dell’eredita’ di Cristoforo Colombo e il “genocidio” da lui perpetuato attraverso l’occupazione e l’assoggettamento delle popolazioni indigene.

Attraverso la pubblicazione del libro “A People’s History of the United States” di Howard Zinn negli anni ‘60, Cristoforo Colombo divenne il peggiore genocida della storia, nonostante alcune biografie del passato scritte da Bartolomeo de Las Casas e Washington Irving lo avessero descritto come un incredibile uomo di fede cristiana, devoto alla missione di cristianizzare gli indigeni del Nuovo Mondo.

Se pensiamo alla storia della comunità italiana nelle Americhe, bisogna ricordare che i tanti migranti che partirono nei primi del Novecento iniziarono a identificarsi con Colombo, non per il ruolo di colonizzatore, ma per il suo coraggio verso l’ignoto e il desiderio incessante della scoperta. Ideali a cui ogni italiano in America si ispirava, sapendo che dopo tanta fatica e perseveranza le proprie aspettative si sarebbero realizzate con successo.

Ecco perche’ si nota rabbia e amarezza negli occhi di chi si oppone contro l’abbattimento delle statue di Colombo. Non solo e’ in atto un revisionismo storico a danno della memoria di una figura storica italiana, al seguito di cui iniziò un periodo di prosperità e civilizzazione per il mondo intero; ma anche un atto di odio verso la nostra comunità di italo-americani, rappresentati come vili seguaci di un colonizzatore barbaro e sanguinario. Perdendo le statue di Colombo, si rischia di perdere la memoria di quei migranti che hanno finanziato con i loro sacrifici quelle statue, identificandosi con lo scopritore del Nuovo Mondo, una terra che e’ diventata ricca e feconda anche grazie al loro contributo del loro duro lavoro e dedizione.

ENGLISH VERSION: 

“Not to know what has been transacted in former times is to be always a child. If no use is made of the labors of past ages, the world must remain always in the infancy of knowledge.” (Cicero)

I like to quote this aphorism remembered by the founder of Filitalia International & Foundation, Dr. Pasquale F. Nestico, when asked why it’s essential for us to continue defending statues that represent the Italian community in Philadelphia and in the USA.

We live these times dominated by a strong desire to redeem our civil society from unjust divisions, gender and religious discrimination, and ethno-racial disparities. The desire for change that crossed the United States following the murder of George Floyd, brutally killed by the Minneapolis police, also fueled an ethnic hate resulted in an “all against all”, in which some movements began to stir the long-standing discussion about the legacy of Christopher Columbus and the “genocide” perpetuated through the occupation and subjugation of indigenous peoples.

After the publication of Howard Zinn’s book “A People’s History of the United States” in the 1960s, Christopher Columbus became the worst genocide in history, despite some past biographies written by Bartolome de Las Casas and Washington Irving described him as an incredible man of Christian faith, devoted to the mission of converting the indigenous people in the New World.

If we think about the history of the Italian community in the Americas, we must remember that many migrants leaving in the early 1900 began to identify themselves with Colombo, not as colonizers but for his courage towards the unknown and unceasing desire for discovery. Ideals that inspired all Italians in America, knowing that after so much effort and perseverance will bring wealth and success.

This is why we see anger and bitterness in the eyes of those who oppose the demolition of the Columbus statues. Not only a historical revisionism in opposition to the memory of an Italian historical figure, following which began a period of prosperity and civilization for the whole world; but also an act of injustice towards our Italian-American community, represented as a group of cowardly followers of a barbaric and bloodthirsty colonizer. By losing the statues of Columbus, we risk losing the memory of those migrants who financed those statues with their sacrifices, identifying themselves with the discoverer of the New World, a land that has become rich and fruitful thanks to their contribution of their hard work and dedication.

articolo di Marco Circelli / article by Marco Circelli